Le lauree più richieste dal mondo del lavoro

Qual è la strada giusta da imboccare dopo il diploma?
Un dilemma ostico, a cui tantissimi giovani cercano di dare una risposta concreta che possa aiutarli ad entrare in contatto col mondo del lavoro, preferibilmente nel minor tempo possibile. Una buona parte dei neodiplomati sappiamo che sceglierà di non proseguire gli studi, vagliando le opportunità immediate di inserimento. Situazioni anche non definitive che consentono, tutto sommato, di maturare più conoscenze possibili, utili, come si suol dire, a fare curriculum.
Il lavoro, d’altronde come sostengono in molti lo si impara praticandolo. Alcuni di questi giovani lavoratori si affacceranno ai primi impieghi sottoscrivendo un contratto di apprendistato o attraverso uno di stage; esperienze formative diverse ma funzionali - nella peggiore delle ipotesi - ad apprendere competenze direttamente sul campo per candidarsi in nuove future occasioni.
Bisogna considerare però che le prospettive di inserimento cambiano di anno in anno, anche in virtù delle evoluzioni del mercato. I cambiamenti producono e richiedono un inevitabile rinnovo di tecnologie, mezzi e personale. Pertanto, a 18 anni una persona si trova ad affrontare una decisione di non poco conto, dalla quale, volente o nolente, dipenderà il suo futuro immediato. Ciò significa che, se le conoscenze maturate non fossero bastevoli per trovare un’occupazione stabile, dovrebbe ripensare alle scelte fatte in precedenza, tornando sui libri per acquisire ulteriori titoli da poter spendere nel medio periodo.
Quali sono le Lauree più in linea con le richieste del mercato attuale?
Le ultime indagini di mercato, prodotte in particolare da Unioncamere, affermano che nel prossimo quinquennio ci sarà possibilità di inserimento per oltre un milione di persone laureate.
Si stima infatti che la richiesta di laureati da parte del sistema economico e produttivo, nel periodo compreso tra il 2021 e il 2025, dovrebbe aggirarsi intorno a 1,2 milioni di unità – con il 60% dei nuovi immessi destinato al settore privato.
Se la matematica non ci inganna, parliamo mediamente di circa 240.000 opportunità di lavoro su base annua. Una buona parte di queste (il 17%) interesserà i laureati dell’area economica-statistica (stimati tra le 36.000 e 39.000 unità, per la prima, e in circa 1.300 per la seconda) seguiti a ruota dai laureati dell’area giuridico e politico-sociale, per cui si prevede una richiesta complessiva di oltre 39.000 nuovi posti (23.000 solo per i laureati in giurisprudenza). Da tenere in considerazione anche i fabbisogni annui di forza lavoro del settore medico-sanitario (34.000 in media), ingegneristico (tra le 31.000 e le 35.000) e dell’insegnamento e la formazione (circa 25.000).
Anche se in effetti si tratta di stime, questo studio ci aiuta a capire come si muove il mercato per grosse linee. Sono dati dai quali poter originare ragionamenti un tantino più complessi, orientando utilitaristicamente le proprie scelte per aree di interesse. Specializzarsi in determinati ambiti, poi, sarà una decisione da poter effettuare - all’occorrenza - anche in corso d’opera, una volta intrapreso un percorso universitario insomma.
In ogni caso, per allargare le proprie informazioni, ed avere un quadro più completo delle prospettive lavorative future, è opportuno prendere in considerazione anche le richieste provenienti dalla frontiera della green economy, dalle sfide della riconversione, dall’eco-sostenibilità dei processi e dal passaggio al digitale. Tutti settori nei quali, come abbiamo avuto modo di analizzare in altri approfondimenti (a cui rinviamo per i dettagli), ci saranno un boom di richieste di personale qualificato. Posizioni nelle quali per operare sono necessarie conoscenze e competenze tecnologiche avanzate che, tuttavia, non sempre richiedono come titolo di accesso una laurea. Opportunità sulle quali sarebbe interessante riuscirsi a farsi trovare preparati.
Vale più una laurea o l’esperienza sul campo?
Laurea sì - Laurea no rimane ancora un interrogativo su cui occorre riflettere, misurando con attenzione i pro e i contro. Una decisione avventata potrebbe infatti comportare, come accennato, sacrifici e non poche difficoltà organizzative - considerando che rimettersi a studiare, dopo anni dalla conclusione del proprio ciclo scolastico, non è cosa semplice.
Il modo più efficace per limitare al minimo errori di valutazione è improntare le proprie scelte su dati che trovano fondamento nel mondo reale, mettendo semmai in secondo piano eventuali aspirazioni personali che potrebbero non coincidere con le richieste di mercato. E le stime proposte poc’anzi possono esser un ottimo punto di partenza.
Nell’ottica di uno studio mirato all’inserimento, alcune analisi di settore rilevano e ci dicono che la laurea ha assunto una diversa connotazione all’interno delle offerte di lavoro. Nel pubblico, già da un po’ di anni, è richiesta come titolo obbligatorio per l’accesso a quasi tutti i concorsi indetti per la PA - sono rare le ipotesi di bandi aperti ai diplomati.
Il cambiamento più significativo sta avvenendo però in ambito privato, dove, sempre con maggior insistenza, la laurea da preferenziale si sta trasformando in titolo obbligatorio. La maggior parte delle offerte, infatti, fa registrare un incremento poderoso delle richieste di personale laureato.
Un fenomeno che trova la sua spiegazione più elementare nel fatto che l’imprenditore (o chi per esso), nell’operare un ricambio generazionale interno del personale o nell’immetterne di nuovo, cerca di comporre organici tecnicamente qualificati, inserendo persone formate ad un livello più avanzato, capaci di saper leggere ed interpretare, anche in anticipo e laddove possibile, i mutamenti in atto.
Circondarsi di soggetti capaci e preparati intellettualmente ad affrontare nuove sfide è tra le cause che spingono il più delle volte a questo cambio di registro.
Le università, dal canto loro, assolvono il difficile compito di arricchire il bagaglio (in)formativo degli studenti insegnando un metodo, un approccio che le scuole superiori, purtroppo, non sono in grado di offrire. Ecco perché la formazione universitaria, anche se inutile ai fini del ruolo che si andrà a ricoprire, viene individuata come titolo prioritario e non più opzionale.
Con questo esteso focus abbiamo dato alla domanda iniziale un’implicita risposta.
In virtù di ciò, diventa fondamentale sapersi orientare in un mare magnum di indirizzi di laurea che vengono proposti dalle facoltà, valutando se quel percorso trova un effettivo sbocco lavorativo o rischia di rimanere carta morta.